Viaggi interstellari
La mattina per raggiungere il luogo di lavoro devo percorre 9300 m.
La cosa divertente è che vivo e lavoro a Milano. Con i mezzi sono dai 30 ai 40 minuti. Se va bene. Andata e ritorno sono 1 ora e 10 minuti. Ogni giorno.
Considerano 22 gg lavorativi al mese e 35 gg di ferie ho un totale di 229 viaggi all’anno al netto di ferie, permessi ecc. Facendo un rapido conto sono 12 gg che passo sui mezzi pubblici ogni anno. Per rendere l’idea è come se a mezzanotte di San Silvestro prendessi la metro e scendessi il 12 di Gennaio. 12 giorni bruciati. Se fossi su una sonda spaziale potrei arrivare su plutone e accorgermi che li non c’è nulla di molto più interessane di quello che posso trovare in un fondo di Galli della Loggia.
Ieri ho parlato con un collega con cui pranzo spesso. Lui è un pendolare, non un pendolare metropolitano: un pendolare vero. Vive a 90 km da Milano. Impiega due ore ad arrivare e due ore a tornare. Lui è un pendolare interstellare, non voglio neanche fare il conto di quanti giorni l’anno passa sui mezzi.
Ho smesso di lamentarmi, anche perché da quando pendolo leggo di più. Anzi, leggo.
Leggo romanzi, non roba seria come saggi, trattati, biografie, poesie ecc, ma letture piacevoli, stiamo parlando di intrattenimento e come tutto l’intrattenimento c’è anche quello di scarso livello, ad esempio tutto ciò che viene trasmesso sul main stream di RAI e Mediaset.
Il normale ciclo di lettura dei libri prevede: inizi un libro, lo leggi e poi lo finisci. Poi ne scegli un altro. La scelta è cruciale perchè ti pone davati alla possibilità di sbagliare. Il caso peggiore capita egolarmente dopo aver letto un romanzo scritto bene, da autori che hanno letto molto, che scrivono bene, che hanno un buon editor e un ottimo traduttore. Sono libri che capitano di rado, quasi come l’allineamento dei pianeti che trasformerà la Terra in un deposito di macerie. In ogni caso dopo aver letto un tal libro, capita sempre di leggere una roba mediocre, sempre. Lo riconosci subito dalla dimensione del carattere e dall’interlinea. Troppo spazi. I personaggi sono caratterizzati con la banalità che solo gli autori di Canale 5 possiedono. E sei tentato di mollarlo, di abbandonarlo, di lasciarlo in disparte di non leggerlo più. Un po’ per orgoglio, un po’ perché un libro è sempre un libro, ti trascini avanti e lo leggi, se non è proprio pessimo ti abitui anche al livello bassino e ti accorgi che la teoria della relatività di Einstein non si applica solo ai corpi che viaggiano a una velocità prossima quella della luce, ma anche ai corpi che vanno piano ma che sono immersi nella lettura di un libro, le distanze di accorciano “siamo già arrivati?”.
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